Perfetta, e Veridica Relatione, Delli Processi Criminali, et Essecutioni Delli medesimi, fattasi contro li trè Conti, Francesco Nadasdy, Pietro di Zrin, e Francesco Christofforo Frangepani

 Truthful report of criminal trials … (it)

Source: “Perfetta, e Veridica Relatione, Delli Processi Criminali, et Essecutioni Delli medesimi, fattasi contro li trè Conti, Francesco Nadasdy, Pietro di Zrin, e Francesco Christofforo Frangepani”, published by Matteo Cosmerovius, 1671.


Per mandato espresso di Sua Maestà Cesarea Nostro Clementissimo Signore, questi trè Conti furono diverse volte esaminati dal Consiglier Secreto, e Cancellier di Corte il Signor Gio. Paolo Hocher Barone di Hochengran, e dal Signor Christofforo d'Abele Consigliere di Corte, Secretario, e Reserendario di Stato. Hanno confessato spontaneamente, oltre gli da loro riconosciuti originali, tante, e cosi esecrande temerità. Che la Maestà Sua Cesarea, senza ulterior Processo, stante absq, hoc notorietate falli, poteva divenir ad ogni rigorosa esecuzione contro di loro, per la propria confessione di Rei convinti. Tutta via la Maestà Sua per l'innata sua Clemenza, hà voluto concederli la grazia, di poter venir alla formazione de' Processi, e farsi da essi le loro dissese, non ostante non sia costume, ne' dilitti di Lesa Maestà. Perciò dunque fù ordinato un Giudizio delegato di diversi Consiglieri, senza riguardo della lor religione. Ciò è del Consiglio Imperiale Aulico, del Consiglio di Guerra, del Consiglio di Corte, del Reggimento dell'Austria Inferiore, sotto la direzione del sudetto Signor Cancellier di Corte, & informato il Signor Gio: Giorgio Fray Dottore, Consigliere e Procuratore della Camera dell'Austria Inferiore, acciò che conforme allo stile, e secondo l'ordine introduca il Giudizio contro li trè Rei, il che s'intendera più difusamente dalli due infrascritti decreti emanati alli sudetti Giudici delegati.


DECRETO PRIMO.

Er mandato di Sua Maestà Cesarea Nostro Clementissimo Signore, siano in grazia avvisati li suoi Consiglieri, Secreti, Cammarieri, Cancellier, e Consiglieri del Consiglio Imperiale Aulico, di Guerra, di Corte, e del Reggimento dell'Austria Inferiore, ciò il Signor Gio: Paolo Hocher Barone di Hochengran, il Signor Amadeo Conte di Windisgratz, il Signor Henrico Barone di Herwart, il Signor Gasparo Zdencko Caplier Barone, Maresciallo di Campo Tenente; il Signor Gioachino Conte di Windhaag, il Signor Giulio Federico Barone Bucceleni, il Signor Giouanni d'Andler, il Signor Giusto di Bruninck, il Signor Christossoro d'Abele, il Signor Gio: Leopoldo di Leuenthurn, ambidoi Provinciali, il Signor Gio: Tomaso Molitor, e'l Signor Giouan Giacomo Krumbach, Dottori d'ambe le Leggi.

Essendosi dopo diversi esami tenuti instituito, e formato il Processo delli trè Conti Nadasdy, Zrin, e Frangepani, in punto della ribellione. E questo dovendosi terminare quanto prima Sua Maestà Cesarea hà eletti, ordinati, e delegati li sopradetti Signori Consiglieri per Giudici delegati sotto la dirrezione del Signor Cancellier di Corte, & informato il Signor Giorgio Frey, Dottore degl'atti di questi Rei, acciò che egli come Procuratore della Camera dell'Austria Inferiore, produca un'attione conforme allo stile avanti alli sudetti Signori Giudici. Commanda perciò con questo Clementissimo Decreto, che li Signori sopranarrati ne i primi giorni si radunino per consultar, come devesi in questi Processi, regolare, e persettionar, come ancora bene, e maturamente deliberare sopra le loro introdotte querelle, e sopra le risposte de gl'Avocati deputati per gl'antescritti Conti Nadasdy, Zrin, e Frangepani. E debbino dar la sentenza conforme stimerano in lor coscienza, e quanto se fussero avanti il tribunal di Dio, e del Mondo conveneuole. Non dovendola publicar con nessuno; mà portarla con li loro motivi avanti à Sua Maestà per intendere l'ulteriore sua Clementissima risoluzione, e non ostante, che tutti li sudetti Consiglieri no fussero sempre assistenti, esso Signor Cancellier Hocher, e gl'altri, toccante la formazione del Processo sin alla sentenza esclusiuè, potrà proseguir il Giudizio, e far ciò che è giusto e conveneuole, &c. Dato in Vienna alli 20. di Settembre, 1670.



DECRETO SECONDO.

Per mandato di Sua Maestà Cesarea Nostro Clementissimo Signore, sia avuisato il Signor Gio: Giorgio Frey Dottore d'ambe le Leggi, Consigliere, e Procuratore della Camera dell'Austria Inferiore. Ch' essendo dopo diversi esami tenuti instituito, e formato il Processo delli Conti Nadasdy, Zrin, e Frangepàni, nel punto della Ribellione, e dovendosi terminarlo quanto prima. Hà Sua Maestà Cesarea à questo fine deputati li Consiglieri sopra nominati nel primo Decreto, e datili sotto la dirrezione del Signor Cancellier di Corte; hà di più risolto, ch' esso Procuratore produca l'attioni, e le presenti publicamente alli Signori Consiglieri, communicandogli tutti gli atti del Nadasdy, Zrin, e Frangepani, acciò che s'informi, & aggiusti le sue scritture giuridiciali contro li trè sudetti Rei, ponendole al Giudizio delegato, secondo l'uso, e lo stile. Del resto, che dia una specificazione, ò indice delli riceuuti atti come corrono, &c.

Per Imperatorem Vienna 20. di
       Settembre, 1670. 

Presentato c'hebbe il Procurator della Camera l'indegne azzioni di questi trè Rei, da loro ben distintamente intese, li fù assegnato un termine di sei settimane, e trè giorni conforme lo stile del Giudizio. Non potendosi, ne tampoco volendosi il Conte Nadasdy difendere, ò purgare delli sui gravi dilitti, ne per se, ne per l'Avocato deputatogli; rinunciò le difese in scritto il di s. di Marzo 1671. 

Mà le risposte delli due, Zrin, e Frangepani, sopra l'accusazioni introdotte dal Procuratore, furono ridotte in ordine, doppo questa collazione, il Procuratore con le sue contro di loro pretensioni, e li Rei con le loro dissese in scritto prodotte dalli Avocati Deputati ex Offizio furono ascoltati. Gli Avocati furono li Signori Adamo Strelle, e Gio: Eylers Dottori nell'una, e nell'altra Legge. Registrati poi, e collazionati questi due Processi furono sigillati, e trasmessi al Giudizio delegato.


Un'altro Decreto al Signor Cancelliere di Corte,
per dar la Sentenza, dell'infrascritto tenore.

Per mandato di Sua Maestà Cesarea si commette al Signor Cancellier di Corte, diche n' hà distinte notizie qualmente Sua Maestà Cesarea in data di 20. Settembre, dell'Anno passato, habbia risolto, e commandato, che sia formato un Processo contro gli arrestati Conti Nadasdy, Zrin, e Frangepani, in punto della Ribellione, e quali debbano esser li Consiglieri Deputati per Giudici, & al medesimo Signor Cancellier sia data la dirrezione.

Et essendo di mestieri, che in ogni modo, e senza alcuna dimora d'avantaggio siano persettionati, & ultimati li sudetti due Processi, commanda Sua Maestà ch'esso Signor Cancellier di Corte, con altri suoi à tal fine Deputati Commissarij quanto prima li spedischino, e finischino, e non ostante, che tutti non fussero presenti, niente di meno passi alla conclusione della Sentenza, tenendola sotto Sigillo, senza palesarla ad alcuno, mà debba portarla con li motivi à Corte,& aspettar gl'ulteriori Clementissimi commandi di Cesare, &c. Vienna adi 30. di Marzo, 1671.

In conformità di questo Decreto, consumò il Giudizio delegato alcuni giorni nel leggere i Processi, & altre scritture ciò è dalle 6. hore sino alle 12. di mattina, e dopo il mezo giorno dalle 3. sin alle 8. nella stanza delle Commissioni del Reggimento dell'Austria Inferiore. Discussi, ch'hebbero le Sentenze, e li voti passarono alla sentenza difinitiva, alla quale tutti li antedetti Signori Delegati furono presenti, ecettuato li Signori Conti di Windisgratz, e di Vindhaag, e conclusero, nemine discrepante, le seguenti Sentenze.

Sua Maestà poi in una conferenza secreta fece registrare questi trè Processi, e trè Sentenze dal Giudizio Delegato, e le discusse con altri Consiglieri Secreti allhora presenti. Sua Maestà Cesarea elesse, e dichiarò li prefatti soggetti per formar li Processi, perche potevasi fidar della foro fedeltà integritata, e sofficienza, molto bene formati, e persettionati, per la prudente dirrezzione del Signor Cancellier; tanto nelli formali, quanto nelli materiali, con tanta legalità, e modolità, che non potevasi mutar, ò emendar cos' alcuna. Perciò la detta conferenza secreta convenne col Giudizio Delegato, e sopra di ciò fece un benignissimo, e retto Decreto, e per sicurezza maggiore della sua sincera coscienza il dì 25. d'Aprile la mattina delle sette, sino alle 12, e meza, fece riserire tutti li Processi, Decreti, e Sentenze del Giudizio Delegato, nel Consiglio di Stato, per li Signori due Consiglieri e Secretarij Abele, e Leopoldo, presenti gl'infrascritti Consiglieri Secreti, ciò è il Signor Principe di Lobcovitz Duca di Sagan, Maggiordomo maggiore. Il Signor Ferdinando Principe di Dietrichstein, Maggiordomo maggiore dell'Imperatrice Regnante; il Signor Conte Gio: Adolfo di Swartzemberg, Presidente del Consiglio Imperial Aulico; il Signor Gio: Massimiliano Conte di Lamberg, Cammarier Maggiore; il Signor Bernardo Ignatio Conte di Martenitz, Supremo Burgravio del Regno di Boemia; il Signor Gio: Hartewig Conte di Nostiz, Cancelliere Supremo di Boemia; il Signor Gio: Henrico Guglielmo Conte di Staremberg, Supremo Maresciallo di. Corte; il Signor Raimondo Conte Montecuccoli, Presidete di Guerra, e Tenete Generale; Signor Giorgio Lodovico Conte di Sinzendorf, Presidente della Camera; Signor. Wolfgango Engelbrecht Conte d'Auersperg, Supremo Capitano del Cragno; Signor Gundachero Conte di Dietrichftain, Cavallarizzo Maggiore; Signor Conrado Baldisera Conte di Staremberg, Luoco tenente dell'Eccelso Reggimento dell'Austria Inferiore; Signor Lodovico Radwigo Conte di Souches, Colonello della Città, e Maresciallo di Campo Generale; Signor Alberto Conte di Zinzendorf, Maggiordomo Maggiore dell'Imperatrice Leonora; Signor Sigismondo Federico Conte di Trauttmonstorff, Supremo Capitano della Stiria; Signor Gio: Paolo Hocher Barone di Hochegran, Cancellier di Corte; Signor Federico Massimiliano Conte di Sprinzenstein, Maresciallo del, la Provinzia dell'Austria Inferiore; & il Signor Leopoldo Wilhelmo Conte di Königseg, Vicecancellier dell'Imperio. Tutti questi Signori con pienezza de voti positiuè da loro dati dichiararono per rette, e giuste le dette trè Sentenze; onde fù clementissimamente risolto, che si proseguisca il corso della Giustizia, & in conformità di effe Sentenze, che à tutti trè li Rei fussero confiscati i beni, cancellata la loro memoria dal Mondo, e consignate le loro persone al Carnefice, dal quale si dovesse tagliar ad ogn'uno prima la mano destra, e poi la testa. Al Nadasdy qui à Vienna, & altri due Zrin, e Frangepani in Neustat. Havendo ordinato Sua Maestà Cesarea alli Signori Leopoldo, e Krumpoch; & alli Signori Abele, e Molitor; che quelli al Nadasdy, e questi al Zrin, e Frangepani intimino la morte.


SEGUE L'ESSECUZIONE FATTA AL Nadasdy IN VIENNA,

Subito, che furono riserite le Sentenze pronunziate dal Giudizio Delegato, come s'è detto qui sopra. Sua Maestà Cesarea risolse, che conforme richiedeua il corso della Giustizia, & in conformità delle sopradette Sentenze, che il Nadasdy dovesse esser levato dalla Casa della Provinzia, detta Land-Hauß, e condotto alla Casa della Città, chiamata Rath-Hauß. Fece perciò avuertire frà gli altri il Conte di Sprinzenstein, Maresciallo della Provinzia. Che dovesse in essecuzione di questo Clementissimo commando, far convenire, come fece alli 27. d Aprile il Nobile Giudizio Criminale, & altri Signori della Provinzia, per deliberare cosa dovevafsi far in detto emanato Decreto di Morte contro il detto Nadasdy, come persona Provinciale effettiva nella Provinzia dell'Austria Inferiore. Nel che fù sentita una voce commune, e risoluto, ch'egli, e li suoi figlioli fussero cancellati dalla tavola della Provinzia, per il qual effetto fù passato un Decreto à Giorgio Achazio Dornhoffer Essecutore del Tribunale del Maresciallo dell'Austria Inferiore, nella forma seguente.

Con la presente il Nobile Gudizio Criminale dell'Austria Inferiore insinua al Giorgio Achaz Dornhoffer, come Francesco Nadasdy, e suoi figliuoli, nella Sessione d'hoggi sia cancellato, & esclufo dal confortio delle persone Provinciali. In cui essecutione egli deue preleggerli, & in vece intimarli l'adempimento di questo Decreto, & darne la sua relazione del seguito. Vienna 27. Aprile 1671.

Gli Assessori del detto Giudizio Criminale, e membri della Provincia, furono li Signori Ferdinando Conte di Herberstein, Ferdinando Conte di Rucber, Christoforo Conte d'Althaim, Gio. Guglielmo Conre d'Abensperg, e Traun, Casimiro Petfchouitz Barone, Gio Kaldsmit Barone d'Eilenberg, Gio. Ernreich d'Oppl, Gio. Giacomo Brasican d'Emerberg, Mattias Adamo di Hekenstal, Ferdinan do Silvestro Eisen di Seeschucchsau, Ferdinando Francesco Landsperger di Pingerhof, Francesco Henrico Fischer à Rempelsdorf.

Nello stesso giorno di 27. d'Aprile commandò Sua Maestà Cesarea per l'Eccello Consiglio di Guerra al Governatore di Vienna Signor Conte di Souches Maresciallo di Campo, e Consiglier secreto, di far leuar con buona guardia il detto Nadasdy la sera tardi dal Land-Hauß, e condotto Rath-Hauß, dove dovesse consignarlo al Consigliere, e Giudice della Città il Signor Gio. Moser, il sudetto Signor Conte di Souches diede subito ordine al Sargente Maggiore, e Camariere di Sua Maestà il Signor Conte Guglielmo Gio. Antonio di Taun, & al Capitano Sigismondo Federico Arnoldo di Leebenau d'esseguire la sudecta Commissione. 

Questi dopo ch'hebbero il tutto ben ordinato trà le 11; e 12 di notte, lo leuarono dal Land-Hauß con 150. Moschettieri, e lo condussero come s'è detto nella Casa della Città, come si vede dal disegno Num. 1, il che si fece nel modo seguente. Il sudetto Sargente Maggiore Conte di Taun, entrò nella staza in cui era il Nadasdy, gli disse, che d'ordine espresso di Sua Maestà Cesarea era venuto à leuarlo da quella Casa Provinciale, e condurlo altrove. 

Prima però d'uscir dalla stanza, gli lesse il sopradetto Dornhoffer il Decreto contro di lui emanato. A questo, & à quello non rispose nulla, se non che s'asciugò una, ò due volte gli occhi. Il Conte di Taun partì, incaricando il resto al Capitano Arnolt, il quale palsò con lui per il cortile diquella Casa, e montò con esso un'altro Tenente Sargente Wolfgango Filippo Zeller nella preparata carozza. Nadasdy non disse altro, se non dimandò dove voleuano condurlo, e se gli sarebbe concesso il suo Confessore. Rispose il Capitano Arnolt, che sarebbe menato nel Rath-Hauß, Cafa publica della Città, e non dubitasse, che gli sarebbe dato il Confessore. Arrivati al Rath-Hauß, fù consignato al Signor Giudice della Città, dal quale fù condotto nella stanza, che se gl'era preparata. 

Benche tutto ciò si facesse con gran silenzio, e verso la mezza notte affinche seguisse senza alcun rumore del Popolo; nondimeno accorsero migliara di persone, chiamate dalla curiosità di veder detta condotta, & erano le strade così assollate di Popolo, che con difficoltà si poteva tranfi tare. Nel passar che faceua strillava il detto Popolo, dicendo, Viuail Nostro Clementissimo Cesare, e Signore Giusto Leopoldo, e siano castigati li malfatori, e ribella, & era pericoloso, se non fusse stata la grossa guardia della Soldatesca, che la Plebe esacerbata contro esso Nadasdy l'havesse mal trattato, tant'era l'odio portato à lui, e tanto l'Amore verso Sua Maestà Cesarea. Giunto il Nadasdy nella sudetta stanza, dimandò subito carta, e calamaio, e cominciò à scrivere ; mà presto andò à letto, custodito sempre con 60 Moschettieri.

Il di 28. d'Aprile venne il Padre Rafaele dell'Ordine de' Padri Agostiniani Scalzi suo Confessore. Fù introdotto nella stanza, il Nadasdy lo riceuette corresemente, e gli disse, che vedendo chiaramente, ch'egli   doveva doveva morire, non voleua più sentir alcuna cosa di questo Mondo, mà solo rassignarsi al voler del Signor Iddio, e consumar il poco resto di sua vita nel netrar la sua coscienza, e preparsi à ben morite. A tal fine spese tutto il Martedì nel preparasi alla Confessione Generale.  E' da nottarsi, che gli era stata concessa licenza di poter far venire li suoi figliuoli per vederli; mà egli ricusò, dicendo, che per il suo Confessore gli mandarebbe la lua Bobeditione, come fece, ricordando loro ď haver sempre una humilissima, e divotissima fedeltà verso il loro Clementissimo Cesare, Rè, e Natural Principe.


Nel predetto giorno, che fù li 28. d'Aprile, frà le trè, e quattro hore, li Deputati Signori Consiglieri, e Commissarij di Sua Maestà Cesarea, cio è il Signor Leopoldo, e il Signor Grumbach, andarono ad annunciargli la morte. Il Signor Leopoldo gli disse, che Sua Macftà Gefarea à loro. due haveva data la sua Clementissima commissione, e commandato, che per non romper il corso alla Giustizia conforme le Sentenze del Giudizio Delegato pronunciare, & in adempimento delle medesime gli annunciavano, come il Gionedì prossimo trà le 8, e 9. hore della mattina doucua morire. Rispose esso Nadasdy, Potestas à Deo, & qui potestati resistit, ordinationi Divina resistit. Ogni potestà è data da Dio, chi resiste à questa, resiste all'ordinazione Divina. Ringraziò Sua Maestà Cesarea per la Sentenza tanto lieue, e disse. sò bene, che Cesare hà una coscienza sincera, che non lascierà tentar, ò machinar niente contro di me, senza haver prima il tutto discusso esatamente. A questo mi sottometto ossequiosamente. Haveva esso Nadasdy poco prima fatti presentar due memoriali à Sua Maestà Cesarea. Nel primo supplicava per la proroga della sua vica . Nel secondo per una Clementissima licenza di poter disporre di dieci mille fiorini. Nel fine aggiongeua: Sia benedetto il nome di Dio, e la volontà del Signore sia fatta. Lodimostra più distintamente l'atto dell'annunzio della N.2. morte nella figura. Num. 2.

Dopo questi due Commissarij partirono, & andarono dal Signor Cancellier di Corte, à riserirgli quant'era passato, e tutti due li memoriali furono tradotti dalla lingua latina nell'Italiana nel tenor infrascritto.


Clementissimo Cesare.

La causa per la quale sin hora non mi sono portato à Clementissimi piedi di V. M. Cesarea è derivata, perche io infelice, e privo d'ogni aiuto, son stato ratennuto dalla vergogna, e dal timore delli miei gravissimi errori, e delitti, e principalmente, acciòche la Maestà Vostra sentendo il mio supplicheuole parlare, non rinouasse la sua indignazione verso di me. Hora mi piglio l'ardire di comparire supplicante avanti al trono di V. M. Cesatea, sperando, che sia per farmi partecipe della sua inariuabile bontà, e clemenza. Mà ohimè infelice, li miei delitti mi hanno superata la testa, & hò riceuuto in vece della Misericordia, à la sentenza di Morte.

Clementissimo, e Misericordiosissimo Cesare, Vostra Maestà conceda à me misero abandonato da tutti di poter comparire avanti di essa, per supplicarla di mirare con occhio benignissimo queste mie, di lagrime bagnate righe, di acettarle & leggerle.

Vostra Maeftà Cefarea è Vicegerente di Dio in Terra. La Giustizia Divina, dice Sant'Agostino, ordinò la pena alli peccatori. Etil Salmista David dice: Cantarò la Misericordia, e la Giustizia del Signore. In conformità di questo essendo ancora à me per i miei mancamenti data la Sentenza dalla Giustizia, faccia, che proui la Misericordia mentre pentito de miei falli humilmente l'imploro, acciò V.M. Cesarea si compiaccia, che Io non sia giustiziato dalla Spada, mà conforme alla sua imparegiabile Clemenza, ebontà, conceda la grazia, che possa finire li residui miei giorni di vita in un luogo Religioto, e morire penitence, e contritto delli miei gravi peccati.

Per la grandissima Misericordia dell'Augustissima Casa d'Austria Vostra Maestà non permetta, che meco sia esercitata la Giustizia; mà ben si la Clemenza, che sempre è più lodata, quando s'hà più giusta causa di punire. Dio misericordioso, e benigno ricompenserà Vostra Maestà qui in Terra, & in Ciclo. Et io con ogni più fervida divotione pregando il Signor Iddio, che dia ogni prosperita, prostrato a suoi Clementissimi piedi rimango.

Di V.S. Cesarea Maestà

Humilissimo e'l più infelice vassalo
         Francesco Nadasdy.
Doppo,

Doppo, che il Nadasdy conobbe, che questa sua supplica non incontrava l'effetto, ne fece presentar un' altra del tenore, che segue.


Vedendo hormai la certezza di mia morte, e non apparendo speranza alcuna della richiesta grazia, supplico Vostra Maestà per l'immensa misericordia di GIESÙ CHRISTO, e per i dolori della Beatissima Vergine MARIA, e per la salvezza dell'Anima mia, si compiaccia farmi quest'ultima grazia, di poter disporre di dieci mille fiorini sopra li miei benni, per la salute dell'anima mia, e questo dànaro possa esser destribuito dal meo Padre Confessore, secondo la specificazione con signatagli, la qual grazia farà ricompensata dal Iddio misericordioso, quale conferuerà lunghissimi anni la Maestà V. Cesarea.

Sopra quest'ultimo memoriale S. M. Cesarea risolse, inuece delli supplicati 10 mille fiorini, di far spender una summa considerabile, per salvezza dell'Anima sua, come fù fatto, e più abbondantemente di quello s' era sperato, onde potevano dire questi trè sentenziati. Iratus est, misertus est nobis.

Il giorno seguente alli 29. d'Aprile, fece la sua Confessione Generale con cuore contritto, e profusione di lagrime. Sentì in questo giorno trè messe in genocchi, e nella terza si communicò. Tutti quei giorni furono da lui consumati (come riseriscono li Religiosi) in orationi, & esercitij spirituali, e tanto fù il pentimento, che dimostrò de' suoi peccati, che li Religiosi restarono al maggior segno edificati. Non tralasciava di ringraziar Sua Maestà Cesarea di cosi retta, e clemente Sentenza. Mangiava poco, non ostante che fosse trattato lautamente, sedeuano alla mensa con lui il sudetto Signor Giudice della Città, e li Religiosi.

Nel medesimo giorno lo visitò ancora il Padre Steffano Carmélitano Scalzo, qual restò seco sin alla sua morte insieme col sudetto Padre Raffaele suo Confessore.

Il di 30. d'Aprile, alle cinque hore di mattina sentì l ultima messa della Passione di Christo, e s'offerì per Holocausto al Signore Iddio.

Riceuuta ch' hebbe l'assoluzione generale concessa da Sua Santità di questo moderno Pontefice Clemente X à tutti li Confratelli del Santissimo Rosario nell'articolo di morte, e tenendo il Crocifisso nella sinistra, e nella destra una candela acCesa, fece ingenocchiato con grandissima divozione una nuova espressione piena di contrizione, & amore verso Dio alla presenza del suo Confessore. Prese licenza dalli circonstanti, massime dalli Religiosi, che l'havevano servito sin quì, ringraziandoli dell'incommodo havuto per amor suo. Si licenziò inoltre dalla Maestà Sua, con ogni humiltà, domandò perdono à quanti potessero esser stati offesi da lui in alcuna cosa, & ancor esso perdonava à tutti quelli che l'havessero offeso, dicendo, se bene havesse da vivere ancora cent'anni, che non pensarebbe mai di far alcuna minima vendetta. Era in questo mentre affai debole, donde gli fù portato un poco di vino, e biscotti, del quale per consiglio del Confessore mangiò trè bocconi bagnati nel vino, in nome di Dio del Padre, del Figlio, e del Spirito Santo, dicendo, che offeriva quest ultimo suo nudrimento alla SS. Trinità da cui hebbe principio la sua vita. Avvicinandosi la destinata hora di morte, si dispose ad incontrarla, fù accompagnato dalla guardia, e dalli Religiosi, tenendo il Crocifisso, e la Corona nella mano, e divotamente orando nella stanza (dove già fù decollato il Colonello Craz) in essa si posse sopra un scabello coperto di panno negro giacente sopra unstratto ancora negro; nel smontar le scale, continuò la sua  servente oratione con dimostrar somma contrizione delli suoi peccati sin all'ultimo respiro. Arrivati che furono al luogo della Giustizia, sentì la Sentenza lettagli dal Scrivano del Giudizio della Città, chiamato Schranen-Schreiber Gio: Giorgio Schober, & anche la grazia Cesarea concessagli per non esser gli troncata la mano. Si mise in ginocchi avanti l'Altare eretto in quella stanza, e concluse la sua oratione. Finalmente ponendo il Crocifisso al petto, e tenendo la Corona nella mano, fece sbottonare la Gabbanina, metter sù li capelli, e velar gl'occhi dal suo Paggio Francesco Gorsi, e doppo chiamar sette volte JESUS, MARIA, JOSEPH, gli fù troncata la testa in un taglio dal Carnefice, il busto restò sedendo sul scabello, finche fù portato in una cassa. 

A`quest'atto fù presente il Giudizio Cesareo della Città, quale nel mezzo della stanza sedeua in un banco coperto di panno rosso alzato d'un gradino. Il detto Signor Moser teneua una Spada d'argento nella sinistra, & una bacchetta negra; alla destra di questo erano li Signori Giacomo Löhr, Dottore d'ambe le Leggi; Giouan Wich, Gio: Andrea di Liebenberg, Simon Steffano Schuster, Magno Smuz, Dottore delle Leggi; Mattia Prean di Zallauzen: Alla sinistra li Signori Mattia Giac: Olber, Michael Pyhr, Gio: Martino Drach, Gio: Henrico e Danil Focchi, tutti Assessori del Giudizio prefato. Come si vede nella Figura terza. Num: 3.

Doppoi quattro persone mascherate posero il Cadavere nella Cassa, e lo portarono nel mezzo del Cortile, dove alzato sopra un palco coperto di panno negro, fù mostrato al popolo per dar sodisfattione al suo desiderio: conforme mostra la Figura. Num. 4.

E la sera fù portato alli Padri Agostiniani suori della Città.


SEGUE LA SENTENZA SOPRA 

l'Inquisizione, e Processo Criminale,
conforme all'Ordine di Sua Maestà Cesarea.
  formato contro Francesco Nadasdy, in
      materia di Ribellione, e Perduellione.. 


Havendo il prefato Francesco Nadasdy in alcuni, e diversi esami tenuti, spontaneamente con la sua persona confessato, e prodotto in ordine à ciò i proprij documenti in scritto; convinto però sufficientemente da auttentici testimonij nell'Inquisizione fattasi contra di lui, e mostratosi chiaramente, qualmente egli,' scordandosi del suo debito, e giuramento prestato à Sua Maestà Cesarea, e dimostrando un cuidente ingratitudine verso la medema de gli honori grandi, e cospicui, digni tà, & ufficij riceuuti dalla Maestà Sua, e da suoi Augustissimi Antecessori, & altre Cesaree, e Regie grazie fattegli dal suo Natural Prencipe, hà per mera, & impermissibile, ambizione, affettata, proibita presunzione, é dannabile temerità commesso il delitto di Lesa Maestà, e di fellonia più difusamente espressa nelli seguenti Articoli.

Per haver egli con diversi intavolato e concluso impratticabili, e proibite Confederazioni contrarianti à tutte le Leggi in danno, e pregiudizio (come l'opera istessa lo dimostra) al suo Natural, e Legitimo Rè, e Prencipe Terrestre della Sacra Cesarea Real Maestà Nostro Clementissimo Signore, e cooperato ad una perniciofissima contro la medema Maestà premeditata missione e spedizione, à sotto mettere il Regno d'Ungaria al Dominio, e protettione de Prencipi forastieri; come anche per haver corroborata la sudetta Confederazione, non senza gravissimo dishonore di Dio con un abomineuole, benche totalmente invalido giuramento, & indotto anche altri nella prefata, & abomincuole Lega. Quindi sendone anche personalmente intervenuto, e invitati altri alli Congressi secreti, e d'esseguire i suoi detestabili disegni, e di guadagnar l'Ordine Equestre, e li Comitati, gli somministrò varij, e validi mezzi, e deliberò concordemente con altri, come s'ha d'assaltare il predetto Regno, dove s' hà da cominciare, ò chi primo far prigione.

Disegnato di più d'attaccare l'istessa Sacra Persona della Maestà di Cesare, lungamente da esso pratticato, ciò tenuto occulto, insino che la Maestà Sua ne havesse intiera informazione, e cognizione. Per haver assalito, e sualiggiato la Posta che portava diversi dispacci secreti di Sua Maestà Cesarea, quali da lui furono aperti, letti, e poscia annullati, e cassati. Deliberato, e concluso di far un bottino del denaro nella publica strada, che dalle miniere della Città antemontane si conduceua quà alla Camera Cesarca per mezzo, e col braccio d'alcuni Coadjutori à ciò deputati. Rivelato di più à suoi Corribelli un secreto d'Impor tanza intrapreso nel Consiglio di Stato in grave pregiudizio della Maestà Sua, & procurato di disseminarlo in più luoghi. A ciò s'aggionge d'haver egli cooperato, e consigliato di far morire una persona innocente, e che habbia composto una detestabile Öratione concitatoria alla Congiuragiura alli quattro Stati del Regno d'Ungaria, come anche commise altri enormi, & abomineuoli delitti; il che appare più disteso negli atti, de quali dalla propria confessione, e dalle scritture auttentiche, che si trouano annesse à gli sudetti atti da lui riconosciute, & approvate, è rimasto pienamente convinto. Confessò pure più volte di non voler, ne poter già mai giustificarsi, nè purgarsi di queste sue gravi colpe.

Allhora il Giudizio delegato fece una matura deliberazione sopra tutte le presentate Scritture, e requisiti adotti in questa causa, e fù da esso conosciuta, e decisa la Sentenza, e poscia da Sua Maestà, resoluto per non interrompere il corso della Giustizia, e decretato, cioè che esso Francesco Nadasdy sìa caduto con l'honore, vita, e beni nelle pene, e castigo di Sua Maestà Cesarea, e perciò debba egli esser privato di tutti li honori, prerogative, e dignità, confiscati li di lui beni, la sua memoria eliminata dal mondo, e finalmente consegnata la sua persona al Carnefice, quale gli dovera nel Luogo precilo, dove conviene, troncar la mano destra, & insieme separargli la testa dal busto,e cosi condurlo dalla vita alla morte. E ciò sia al Nadasdy, & altri suoi pari per un meritato castigo, e per un horrore, & abomineuole esempio. Publicato in Vienna alli 30. d'Aprile 1671.

Del resto per divertir i disordini soliti in sommiglianti casi succedere nella folla del popolo, fù comandato a tutte le Case di portar acqua sopra li Granari, e poi alli 30. d'Aprile nel spuntar il giorno fù rinfonzata la Guardia nella Piazza di S. Pietro, e le due di Corte con quella della Città; L'altre Piazze poi dell'herbe, d'Hebrei, ela grande, detta Hochen-Marck, e tutte le Porte custodite con numerose Guardiè.

Vennero anche nella Città in quel giorno 4. Compagnic del Principe Pio, sotto comando del sargente Maggio. re Signor Ottavio Conte Nigrelli, e due à cavallo del General Heister, sotto comando del Sargente Maggiore della Cavalliria Signor Gio: Sack, estettero nell'ordine seguente.

1. Le duc Compagnie à piedi del Signor Capitaneo Hettore Conte della Torre, e la Compagnia à Cavallo del Signor Capitaneo di Cavalliria Conte di Arrigetti s'erano potinella Piazza di Giesuiti. La Compagnia à piedi del Signor Capitano Tschernaus, e quella à Cavallo del Signor Capitano Pach nella Piazza nuova; La Compagnia à piedi del Signor Capitano Chizola nella Piazza chiamata Lubeck; una Compagnia del Signor Capitaneo di Kornfail nella Piazza di Giesuiti Inferiori, e la Casa della Cittadinanza, douc esso Nadasdy erra arrestato, tutta circondata dalli Borghefi armati,standoui in Guardia con haver catenate tutte le strade. Era dentro la Cala sudetta ancor un Capitano con 100 huomini in Guardia, e vi erano so. della Guardia della Città con Luogo tenente Signor Paolo Antonio Grotto, che custodiuano esso Nadasdy, e parte delli Cittadini, e parte di Soldati della guardia della città erano posti nel Luogo preciso dove fù decollato.

Tutte le Porte della Città erano serrate sin doppo l'essecuzione, & era ordinato à tutti quanti che habitano suori della Città, che restassero nelle loro Case, & ad'ogn'un Giudice di quei luoghi esteriori si era messa una Compagnia armata.

Fù presente alla decollazione il Chiaus Turco allhora spedito quà da Buda di nome Hagi Ibrahimb con le sue Camerate, & il Signor Interprete Cesarco Francesco de Mesgnien Meninski, quale alla sua instanza fù introdotto, decapitato che fù, disse al detto Signor Meninski adesso hà havuta la sua mercede da lui tonto sospirata, e ben meritata




SEGUE L'ESSECUZIONE FATTASI ALLI ZRIN, E FRANGEPANI.

(The execution of Zrinski and Frankopan, carried out as follows.)

Alli 27 di Aprile andarono à Neustatt il Signor d'Abele,& il Signor Dottor Molitor, il primo se n' andò per la Posta,il secondo in una Carrozza ordinaria per il che arrivò un poco più tardi, Tutti duoi Commissarij mandativi dà Sua Maestà Cesarea, Trovarono il Signor Burgermastro Mattia Eyerl d'Eyersperg Consigliere di Sua Maestà, & il Padre Guardiano Capuccino. P. Ottone Confessore del Zrin, e del Frangepani, e fecero subito qualche discorso sopra la Loro speditione, mà senza poter ancora imaginarli che questi portassero le Sentenze.

Questi Signori Consiglieri, e Commissarij col detto Signor Burgermastro, e Giudize della Città Consigliere di Sua Maestà Signor Gio: Paolo Pleiers di Pleyern deliberarono il modo d'annunziare alli due Conti la morte, e conclusero, che alli 28 d'Aprile doppo finito, l'esame circa Complices, il Padre Confessore, si portasse alli duoi Reiper visitar l'uno dopo l'altro, cercando che buone nuove portassero da Vienna li Signori Commissarij, & in questa occasione persuaderli, di voler rassegnarsi nel divino volere, e nella Clementissima dispositione di Sua Maestà Cesarea, il che questo Padre come un  servente Religioso essegui prontamente,& hebbe gu sto, che li Rei potessero eliggere un Confessore secondo il Lor piacere. In quanto poi alla denunzia della morte si risolse; che si facesse alli 28. doppo mezzo di, con ducendoli poi nel commune Arsenale della Città, mentre il Confessore haurà bisogno tempo per poter disporli alla morte, trasmisero li Signori Commissarij l'ordine e comando Cesareo al Signor Baron Ernesto dell'Honore Comandante nel Palazzo e Capitaneo del Regimento del Principe Pio, come anche al Signor Burgermastro, & al Signor Giudice della Città, alqual clemendissimo comando si sottomisero, e l'esseguirono puntualmente.

Furono poi li Signori Commissarij à vedere il luogo prefato, e lo trovarono molto commodo per l'essecuzione havendo li Signori Burgermastro, e Giudice della Città mes so gia' tutto in ordine & ben disposto, & dato ordine al Carnefice di chiamar suo compagno dà Oedenburg, e fatto disporre un Luogo commodo nel Cimiterio suori della Chiefa Cathedrale per laloro sepoltura.

Alli 28 dunque li Signori Commissarij andarono circa le 8 horre di mattina al Zrin per esaminarlo circa complices y e vi restarono sin alle 12 durante questo esame il Zrin pianse alcune volte, e, spesso diverti' gl'occhi dagli elaminanti, e s'è scoperto, che non imaginavasi ancora la morte, e ciò si poteva conoscere, per haver egli stesso notate e scritte tutte le sue interrogatorie, e risponsorie.

Fecero poi chiamare il Frangepani li Signori Commissarij, esaminandolo sopra li Complici, & altri accidenti, e vi restarono sin alle due hore: In questo esame il Frangepani pregò, che si liberi la sua persona quanto prima dall'arresto, credendo di haver già soddisfatto alli suoi delitti, con questa annua prigionia; Stando il Frangepani nell'esame, definava il Zrin, e passato il prazno lo visitò il P.Guardiano, e dimando come passa, e che nuova hanno portati li Signori Commissarij, rispose egli, di non saperniente, e che l'havevano esaminato sopra li Complici.

Il Padre gli fece destramente intendere, che forsil'imaginato Perdono non havera effetto e l'esortò di rassegnarsi nella dispositione di Dio, e di Cesare.

Trà le 4. ele 5. dell'istesso giorno verso la sera li Signori Commissarij si portarono al Palazzo ordinario chiamato Burck per annunziar loro la morte, e fecero serar prima le tre Porte della Città, restando aperta fola quella di Vienna. Aprontate che erano due stanze separate nella prefata Casa dell'Arsenale della Città, stette in ordine il detto Signor Giudice con li suoi Assessori con una Carozza suori dell'Arsenale Cesareo, e con 50 huomini della Compagnia dell Signor Capitan dell'Honore da' lui commandati per accompagnarueli, allhora li Signori Commissarij fecero venir avanti primo il Zrin, & il Signor d’Able, gli denunziò la morte con le seguenti formali parole.

Sentite, ricordaretevi degli enormi & abomineuoli delitti di Lesa Maestà, liquali temerariamente havete commesso contro la Sacra Cesarea Real Maestà vostro Clementissimo e Natural Principe. E benche restasti convinto dalli vostri proprij documenti, & altre evidenti notitie, che la mentovata Sacra Cesarea Maestà habbia havuto ogni giusta ragione di procedere contro di voi con ogni rigorofissima Essecuzione, e pene, le quali le Cesaree, Reali, & Arciducali leggi in sommiglianti horribili delitti prescrivono. Niente di meno Sua Maestà voleua dimostrare la sua innata clemenza anco in questo accidente, come suole negl'altri, facendo formar un Processo contro di voi, e vostre indegne attioni dal Procuratore della Camera introdotte, accioche potesti purgarui, e giusdificarui dalli vostri gravi falli, lo trasmise, poi al Giudizio delegato, accio che lo leggesse, e pronunziasse la sua sentenza, questa poi contutt'il Processo fù letto attentamente, e registrata da certi Signori Consigliri di Stato di Sua Maestà Cesarea, e dato sopra di ciò il loro voto, quale poi si riseri nel pieno Consiglio di Stato. In Conformità dunque di questa ponderata, e discussa Sentenza risolse Sua Maestà Cesarea che sia lasciato il corso alla Giustitia, e conchiuse ciò, che noi per il suo Clementissimo comando vi annunciamo: che fiate giustitiato dalla vita alla morte, il che sia infallibilmente, e puntualmente esseguito in voi alli 30. d'Aprile alle 9. hore di mattina quà à Neustatt, quindi sappiate prepararvi in questi restanti giorni alla morte. Dio guardi la vostra anima.

All'hora il Signor d'Abele commise al Signor Capitano dell'honore cosi nominato, che lo conduca nell'Arsenale. S'impalidi, & alterò grandemente sopra questa sentenza, non dicendo niuna parola, mà strin se le spalle, e conforme questo Mandato senza ritirarsi più nella sua stanza fù accompagnato dal sudetto Signor Capitano con 50 huomini per la Piazza del Sudetto Palazzo ordinario à piedi, poi il Signor Giudice della Città lo pigliò nella sua Carozza, e fù condotto nella sua preparata stanza nell'Arsenale, furono con lui nella Carrozza il Signor Giudice della Città, & il Signor Capitaneo dell'Honore, Ritornata poi che era la Carrozza al luogo destinato, furono avvisati li Signori Commissarij di quanto S'haveva operato, e fecerovenir avanti il Frangepani, alquale il Signor d'Abele annunziò ancora la morte nellamedesima forma come al Zrin, evolendo questo discorrere d'una, & altra cosa, Commando il Signor d'Abele, che andasse al luogo destinatogli, il che fece senza renitenza.

Come & in qual maniera fù denunciata loro la morte, come furono condotti dal Palazzo Ordinario nell'Arsenale, e come furono consegnati al Signor Giudice della Cità, si vede in queste due figure Numero 4 e 5.

Subito usciti dalle Stanze, li Signori Commissarij fecero portar li loro Letti, Corone, e Libri di preghieri nell'Arsenale, dove furono allogiati, & alli 29 d Aprile il Signor Secretario delle lingue Orientali Gio: Battista Podestà, che vi andò in ogni caso per le lingue Croata, & Ungara, sigillò tutte le loro robbe, e scritture che vi si trouavano, e da Valentino Vogten Cancellista secreto di Corte dell'Austria Interiore, furono descritte, e nell'Inventario ridotte. Alli 30 d'Aprile fù ferrata ancora la Porta di Vienna, e restò tutta la Città rinchiufa sin doppo l'essecutione,

Il Zrin non parlò niente nella Carrozza. Il Frangepani disse, che il termine di prepararsi alla morte era troppov, pregò dunqe il Signor Giudice della Città, acciò che dicesse al Signor d'Abele di voler venir dà lui, egli gli fece dire per il detto Signor Giudice, che non haveva Licenza di poter venir solo, mà bensi tutti duoi insieme e sarebbe andato, se per forte volesse palesare ancora qualche sécretezza à Sua Maestà, mà se era per altro, gli faceua intendere, non esserui altra gratia, à questa risposta non s' acquietò, fece un altra instanza per il Signor Giudice al Signor d'Abele, replicando esser il termine per morire troppo breve, desiderar esso di far prima una confessione generale, e qualche dispositione per la sua moglie, e per l'anima sua. Rispose il Signor d'Abele per il medemo Signor che l'essecutione non poteva diserirsi, ch' havendo due giorni ancora per disporsi alla morte, in tal tempo poteva aggiustar benissimo le cose della sua coscienza, che non era più in suo arbitrio di far alcuna dispositione, perche tutti li suoi beni s'erano presi dal Fisco Imperiale, circa poi l'anima sua, poteva considarsi nella somma clemenza, e liberalità di Ce fare, essendo Principe il piu benigno, el più liberale, non haverebbe tralasciato di farli somministrare li dovuti suffragij per l'anima loro. Ambidue dimandarono penna e calamaio, che loro fù concesso dalli Signor Commissarij.

Non mancò poi il Signor Giudice della Città di venire la quarta volta alli Signori Commissarij, per esporli quanto masvolentieri si disponeua il Frangepani alla morte, per loche risolsero di portarsi da Lui (non ostante che già fussero battute le dieci, e mezza di notte) per intendere il suo desiderio, e renderlo consolato.  A questi rappresentò il Frangepani il suo misero stato, e la morte deplorabile intimatagli, Lamentandosi di tanta fretta, nellaquale gli era impossibile di poter disporsi alla morte, aggiongendo, che considerassero la sua florida gioventu, La sua Casa tanto antica, e nobile, della quale Lui era l'ultimo, che perciò supplicaffero S. M. di voler perdonargli per questa volta, promettendo di non peccare mai più pregò poi essi Signori Commissarij à concedergli il poter far un memoriale à S. M., sperando, che li Signori Commissarij sospendessero in tanto l'essecutione, finche ottenesse la Clementissima risposta: A questo rispose il Signor d'Abele,che l'essortava ad'acquietarsi à cosi giusta sentenza, e poteva credere che S. M. era di fidelicata coscienza, che l'haveva ben discossa, e maturamente essaminata prima di acconsentirne, e che dal Giudicio delegato fasse pronunciata. Judicia Domini sunt justificata in semetipsa, li Giudicij del Signore sono giustificati in se stessi. Tutti due li Signori Commissarij havevano compassione, e compativano la sua gioventù, e la sua antica, e nobile Casa, e ben desideravano, che non fusse mai capitato à tal disgratia, dallaquale non potrà sbrigarsi se non con la morte, gli dimostrava anco il Signor d'Abele, esser quella pena tropo lieue in riguardo del suo delitto, e che S. M. usava più tosto clemenza che rigore, verso i suoi demeriti. Poter dunque benissimo prepararsi alla morte in questo tempo, e sebene, non vi era alcuna speranza di gratia, che tuttavia, presentarebbe à S. M. l'humilissimo memoriale, mà che poteva assicurarlo, che non ottenerebbe alcun perdono, essendo hormai irrevocabile la sententa fatta, né potendosi alterar un minimo punto la commissione, onde poteva far ciò che gli piaceua circa il provedere alla salute della sua anima, là cuï peña nell'eternità non dà altri, che dà lui stesso sarebbe sentita. Udita tal risposta, pregò di nuovo per il perdono, adducendo, che sua Maestà per la prima ribellione e fallo non haveva castigato ueruno di quelli, che hora devono morire con lui per mano del Carnifice, mà loro perdonato & riceuuto in gratia e ch' havendo egli peccato una fol e la prima volta, gli pareua esser ben degno di questa grazia. Replicò il Signor d'Abele dover egli esseguire la Commissione di sua Maestà Cesarea, che poteva ben credere, che Cesare per l'innata sua clemenza, haverebbe perdonato molto volentieri à Lui, & alli suoi Complici, se l'honore di Dio, la commun quiete, e la salute della Christianità lo permettesse, e sua Maestà uorrebbe volentieri non haver havuta tal occasione, mà se essi cosi ingratamente gli l'havevano data, si rimaricassero di loro stessi, che doppo il fatto il pentirsi non giova.

Alle 11 e mezza di notte il Zrin fece venir li Signori Commissarij, raccomandò Loro il suo Paggio Giorgio Tarrodi, acciò fusse sodisfatto di quanto gli dovea. Si mostrò di nuovo ben risoluto alla morte. Il Padre Guardiano disse à loro, esser esso Zrin disposto al morir; alli 29. ch' haveva già perdonato à tutti, massime al Frangepàni, con queste formali parole: non ostante che questo, mi habbia offeso, e ridotto à si misero stato, gli perdono tutto, cosa hauria da far con Lui, se esso patife il medemo, che patisco io? fece poi la sua confessione, è dimo. strò una generosa rassegnatione.

Ogn' uno era separato dalle stanze, & hebbero di giorno, e di notte Sei PP. Capucini che li confortavano, si confessarono tutti due al Padre Guardiano. Distese intanto il Frangepani un memoriale à sua Maestà in Lingua Latina, tradotto in Italiano del seguente tenore. 


Sacra Cesarea Real Maestà Signor Signor Clementissimo.

Per il tremor che mi dà l'inaspettata sentenza dell'horribile morte riceuuta hoggi doppo mezzo giorno, appena reggo la penna, mi Mancano le forze bastanti per far un humilissimo memoriale per l'obligo mio alla Maestà Vostrà à fine di poter eccitare una minima Scintilla della Cesarea Clemenza, e compassione Christiana, perciò supplico humilissimamente Vostra Maestà Cesarea: si degni di guardare queste mie humilisse rige con l'innata sua clemenza, supplicando genuflesso auuant'il Trono della Mafteà Vostra con occhi Lagrimosi & infiniti sospiri, per le cinque piaghe di Christo, per li meriti della fantissima Vergine, Genitrice di Dio, e per tutti li Santi, di voler imputare li miei falli al mio immaturo Intelletto guardi pur Vostra Maestà con occhi benigni la mia florida età, nella quale deuo morir si presto, Consideri ò Clementissimo Cesare,, esser io misero, l'ultimo della mia famiglia, Laquale già seruí tanti, e tanti anni all'Augustisma Casa d'Austria, con immacchiata, fedeltà, e divotione. Se non bastano li seruiggi delli miei Antenati, nè meno li miei proprij (Dio sia mio Testimonio) fedelissimi prestati, per ottener alcuna gratia, Soccorra l'impareggiabile, & à tutt'il mondo decantata misericordia della Maestà Vostra, accioche io hormai morto, sia restituito in Vita. Non ho paura della morte, per esseguire il clementissimo suo comando, e per dimostrar l'inalterabile mia divotione, che porto verso il mio Clementismo Padrone, mentre io era sempre pronto di spander il mio sangue ad ogni minimo cenno per Votra Maestà Mà Clementissimo Cesare tremo solamente in considerar il passar cosi vergognosamente all'altra vito, per la mano del Carnefice. Ohime misera, sfortunata Creatura, volesse Iddio, che non fossi nato mai in questo Mondo, ò che fossi stato cassato prima dal numero delli viventi.

Clementismo Cesare, Carlo Magno Cesare Augusto, soleua esclamare per la troppa sua bontà, e misericordia, vorria ancora render la vito àmorti. Non minor clemenza s' hà sempre conosciuta, & esperimentata nella Maestà Vostra. Hora Clementissimo Cesare dimostri la sua magnanima generosità nel reuivisicare la mia si miseramente morta persona. Jo nell'auvenire (protesto à Dio) non viverò à me, nià alla Maestà Vostra tutto dedicato. Gratia, Perdono, clemenza, misericordia, ò Clementismo Cesare! Supplico per la SantissimaTrinità, che questo amaro Calice sia levato da me per questa volta, essendo impossibile Clementissimo Cesare, che io debole senza Spirito possa sodisfare in alcune hore, alla salute della mia anima. Clementissimo Cesare si compiaccia d'esaudire la mia lagrimosa supplica, e mutare questo castigo in un altra pena sià come si vuole. Vorria scriver più, & invocare la misericordia di Vostra Maestà mà la mia debolezza non lo permette. Concludo, e metto la mia vito, e fine della medema, sotto la bontà, e misericordia di Vostra Maestà desideroso di vivere, e morire.

Alla Maestà Vostra

Humanismo e fedelissimo suddito Ombra di morte.
Francesco Frangepani

P.S. Martedí alle 9. hore fui consegnato al Giudicio della Città, e Giovedì dourò andar alla morte, se Dio, e la gratia di Vostra Maestà in queste poche hore, non mi libererà.

Neustatt alli 28. Aprile, alle 11. bore di notte 1671.


Alli 29. circa le sette di mattina riferì il Signor Giudice della Città alli Signori Commissarij, come il Frangepani hieri, doppo che erano partiti da lui, senza lasciargli alcuna speranza di perdono, si fosse risoluto di morire, e che di già fosse ben disposto havendo fatta quella mattina ancora la sua confessione generale sin alle 10 hore.

Sonate le dieci, il Zrin senti messa, e si communicò finita c'hebbe la sua oratione doppo la santa communione, li Signori Commissarij che erano presenti alla messa, lo fecero avvisare per il P. Capuccino, ch' essi erano difuori per visitarlo, e consolarlo, hebbe diciò gran gusto; entrarono nella sua stanza, e rivelò ancora qualche cosa secreta per scarico della sua coscienza. A questo rispose il Signor d'Abele, stà bene, lo uoglio riserire à Sua Majestà e che intanto si rifletta piu Oltre, e che resti consolato. Pregò poi per suffragij della sua anima, delli quali assicurandolo, e consolandolo con ogni maniera possibile, si ritirarono. Il Frangepani si tratteneua nella sua confessione, & altri esercitij Spirituali sin alle 12 e dopo celebrò messa il Padre Guardiano, e gli diede la sacra Hostia, Andò indi à pranzo, doppo il quale fece chiamar li Signori Commissarij,e fece un heroico, e generofo fermone. 1; dimandò perdono à Sua Majestà Cesarea; 2. detestò in ginocchi con lagrime li suoi falli, adscrivendoli alla sua immatura età; 3. pregò per li foffragij. 4; si ricordò della sua moglie, pregando che gli fosse data qualche memoria dalla sua fostanza confiscata, e che gli fosse lecito di poter licenziarsida essa per una lettera. 5. raccomandò, li P. P. Capuccini per qualche limofina per la loro fedele affistenza. 6. che si dasse servitio al suo Paggio Bernardino Venerio. 7. che fussero sodisfatti gl'altri servitori per il pagamento del loro solario. 8: che fussero pagati li suoi Credi tori. 9. ringraziò tutti li Ministri Cesarci da quali hebbe qualche beneficio, e perdonò à tutti che l'offesero. 1o. raccommandò suo Cugino Orfeo Frangepani alla Maestà Cesarea in ottima forma, cercando dalli Signori Commissarij, se ancora lui fosse incorso in offesa di Cesare? 11. ringraziò li Signori Commissarij per l'incommodo che hebbero per lui. Rispose il Signor d'Abele nella forma seguente. Che erano tutti molto edificati della sua generosa rassignatione, laquale era un segno infallibile della sua beatitudine, che riserirebbe à Sua Maestà la licenza che Prese dalla Medema, e dalli suoi Signori Ministri con tutte le circonstanze. 2. che stasse sicuro, che Sua Maestà già haurebbe perdonati tutti li suoi falli, e che malvolentieri passi à questo castigo. 3. Circa li foffragij, che si fidasse nella clemenza di Cesare. 4. che li P.P. Capuccini, quali Sua Maestà stima tanto, gia sarebbero gratiati con qualche buona limofina. 5. 6. e 7. Che Sua Maestà fosse di pura coscienza, che comandera accio al suo Paggio, servitori, & altri suoi Creditori sia datta intiera sadisfattione. 8. toccante la sua Conforte, ch' erano avvisati esserfi ritirata nel dominio Veneto, & essendo Sua Maestà un Signore Clementissimo, ella ne poteva sperare dalla sua benignità qualche pia risolutione. 9. in quanto all'Orfeo, che à lui non sarebbe chiufa la Porta delle gratie, se invocasse la clemenza di Cesare con animo contritto, che altrimente ancora lui sarebbe riputato complice dell'infame ribellione, come ne cantano le proprie sue lettere che perciò Sua Maestà haveva gran ragione dì procedere contro di lui rigorosamte 10. li Signori Ministri haurebbero grandissimo gusto nel sentire la sua ottima dispositione, e Li cenza prefa da Loro 11. che del ringraziar li Signori Commissarij, non vi era bisogno, essendo mandati come Commissarij Cessarei per esseguire i comandi di Sua Maestà Cesarea, e che ben haurebbero desiderato, che la loro commissione fusse stata più propitia: Durò questo discorso un pezzo, tanto fù Lagrimeuole, e compassioneuole, che nessuno, che ù era presente, non poteva astenersi dalle Lagrime.

Finite le repliche del Signor de Abele, cominciò il Frangepani à parlar di nuovo, dicendo, che adesso morirebbe altretanto volentieri, perche era assicurato, che Sua Maestà gli havesse perdonato, che all'in contro assicurasse anco esso la Maestà sua, che in quel primo momento, che farà nell'eternità, voleva pregar il Signor Iddio accioche prolungi la sua vito, conceda felicissimo governo, & la desiderata prosperità: finalmente pregò. Li Signori Commissarij per l’ultima gratia à dargli licenza di poter chieder perdono e vedere il Zrin, il che gli fù concesso à conditione, che lo facessce in presenza de Signori Commissarij, del Padre Confessore, e del Signor Capitano dell'Honore in lingua Tedesca.

Durante questo discorso, desiderò il Zrin d'abboccarsi ancora con li Signori Commissarij, quali andorono ad ascoltarlo, facendo dire al Frangepani, che intanto porcua scrivere alla sua Conforte per licenziarsi da essa, come desiderava, e gli scrisse in lingua Italiana con queste precise e formali parole.

Carissima & Amatissima Giulia mia cara. Giache per volontà del Cielo e divina dispositione debbo passar dà questa ad'altra Vita in sodisfatione de miei commessi mancamenti contra la Sourana Maestà del mio Clementissimo Imperatore, hò voluto con queste poche righe abbracciarti di cuore, e darti l’ultimo Addio, pregandoti Giulia mia cara, per le viscere di Christo, à volermi con pietà Christiana perdonare, se per causa della mia inavertenza, fosti necessitata di soportar oltraggi e patimenti. Similmente Giulia mia cara, ti chiedo devotissimo perdono di qualunque, benche, minima offesa, che nel tempo del nostro Maritaggio t'havessi fatto; Io per mia parte contutto il cuore ed anima ti condono e rimetto ogni occasione di disgusto, che m'havesti dato, se bene non furono, che effeti zelanti del tuo puro e vero Amore verso di me; Dà tutti miei Amatissimi Signori Parenti & Amici prendo l'ultima licenza, e mi raccomando per lacarità d'un Requiem all'anima mia, quale con l'ajuto ed'assistenza divina, spera fra poche hore, godere il godimento eterno del suo Santissimo, Conspetto. 

Giulia mia cara, vorrei con tutte le viscere dell'Anima lasciarti l'ultimo riccordo del mio fuisceratissimo affetto, mà mitrouo nudo & povero del tutto, ho bensi supplicato con il più vivo del mio core la Maestà Cesarea, che uogli con la sua innata bonta e Clemenza ufar verso di te un' atto di generosità per parte e testimonianza della mia grattificazione dovuta alla fedelta tua, ne dubito punto, che farai per isperimentar ogni effetto di gloriosa Munificenza. Dal Signor Orfeo prendo ancora amorosa licenza, e lo prego à condonarmi qualunque mancamento gl'havessi commesso, elo scongiuro per l'amore che sempre m'hà portato, se in ueruna cosa, hà affesso ò datto causa d'indignazione alla Maestà dell'Imperatore uogli con humilissime, suppliche chiederne clementissimo Perdono, e sottometersi à piedi d'Augustissimo Cesare, non gli farà chiusa la porta della gratia con impartimento forse di qualche Cesarea beneficenza, per qual caggione né hò portate à Sua Maestà offequiofissime preghiere, mi compatisca se con nissuna memoria, me gli dimostro grato, non havendo cosa per lui decente, in mia dispositione, Senza piu Giulia mia cara Addio. Mondo Addio. Io ti vissi affetionato Conforte in questo mondo, ti farò nell'altro fedelissimo Intercessore appresso la Maestà Divina, Resto per sempre Giulia mia Cara.

Tuo Affetionatissimo e fedelissimo Conforte
Di Neustat li 29. d'Aprile 1671.
Francesco Frangepanį

P.S. Se il Paggio Bernardino capitaffe dàte,di gratia Giulia mia cara l'habbi raccommandato per amor mio, e della fedel servitù che m'hà prestato.

Titolo di suori.

All Illustrissima Signora e Patrona Col. La Signora Marchefe Giulia Naro Frangepani.

Il Zrin ricercò li Signori Commissarij, se vi foue alcuna speranza piu d'perdono, che sarebbe meglio che Sua Maestà lo lasciasse vivere, che vorrebbe e potrebbe far ancora buoni servitij. Rispose il Sig. d'Abele, esser troppo tardi per far servitij, mà ben si tempo & hora per moriré, e non potersi sperar gratia alcuna, à queste negative disse. In nome di Dio, moro volentieri, mà difficilmente in questa maniera. Soggionse il Sign. d'Abele, Lo credo facilmente, mà che pensi, che ancora molt'altri Personaggi passino per questa strada, laquale Dio predestinòli per La sua eterna felicità. &c. In questo mentre gli occorse qualche cosa circa Complices Laquale palesò con tutti li altri motivi, il Signor d'Abele appravò questa sua condideza, e scarico della sua conscienza, dicendo esser questo una gran grazia di Dio, per laquale domani più facilmente entrarà nel paradiso eterno, e che ciò riserirà à Sua Maestà fece in appresso, una nota di quanto desiderasse, ad pias causas dopo la sua morte, & un altra cedula per due fable, & un Busicano, e consegnò tutte due, alli Signori Commissarij, qualil'accettarono con dire, che non potesse disporne di niente, per esser con fiscato quanto possedeua, rispo fe, che questa non sia dispositione alcuna, må che si rimetteua alla clemenza, e benignitissima dispositione di Cesare, e che mostrava solamente l'ultime sue brame. Pregò che Sua Maestà havesse per raccomandato suo figlio, figlia, e conforte in ottima forma.

Ricercò di più come & in che modo havesse dà morire perche imaginavasi di dover esser squartato, ò patir altri flagelli. Rispose il Signor d'Abele, che se bene lui meritava un' amara, e tormentosa morte, per li suoi abominevoli delitti, conforme prescrive, il Jus, à simili Rei, feloni tuttavia Sua Maestà col solito della sua clemenza has veva moderato il rigore, con morte molto leggiera il ch' era, che se gli tagliasse la testa, è la man valida, quale è una gratia singolare: Inteso ch' haveva il Zrin, la morte, prego li Signori Commissarij, ad'intercedere dà Sua Maestà che non gli fosse troncata la mano, il che promisero di fare, mà senza dargli alcuna speranza l'istesso desiderava saper il Frangepani, e gli fù risposto il medemo, che al Zrin, lasciando tutti due tra la speranza, el timore, e con ragione, perche, non ostante, che havessero già la licenza di rimettere il taglio della mano, scopriono, che tutti due facevano gran riflessione sopra diciò: Tacquero dunque sin doppo la letta sentenza, acciòche li Rei, havessero nell'ultimo respiro ancor una gratia dà Sua Maestà, e sentissero qualche consolatione nell'hora di morte: Però diceua il Frangepani: Oh con quanta facilità, e contentezza morirei, se potessi pur ottenere la gratia di non essermi tagliata la mano. Paffò dunque in fimili discorfi, quel mezzo giorno dalle 2. Sin alle 7. hore.

Andò poi il Frangepani à parlar àl Zrin con Licenza delli Signori Commissarij, & in presenza del Confessore, e gli parlò in lingua Tedesca nella seguente forma: Carissimo Signor fratello dovendo noi per la divina dispositione domani passar all'altra vito, e ciò per il giusto comando del nostro Clementissimo Cesare, Rè, e Signore, pregai li presenti Signori Commissarij per licenza, acciò che potessi prima del mio morir ueder, e riverir ancor una volta Voi mio Signor. fratello, elicenziarmi dalla vostra persona, cosi vengo da uoi mio Signor, fratello, pregandoui di voler perdonarmi, se u' hò offeso in questa, ò altra azzione. Vorrei che potessi ottenere la vostra vito, con il mezo della mia morte, spero che mio Signor fratello, come un Heroe magnanimo non haverà paura della morte, la quale farà nostra salute, patiamola volentieri. Mi licenzio dàvoi, sperando, che domani ci rivederemo nell'eterna felicità. Si posero ambi in ginocchi, abbracciandosi & bacciandosi la mano, e la faccia, e replicando il Frangepani efortandolo alla morte, addio spero che ci bacciaremo dimani à quest'hora nell'altro Mondo con maggior con solatione, e contentezza, che in questo. si ritirò poi senz alcuna lagrima, il Zrin lo ringraziò, che fusse venuto dà Lui, gli perdonò tutto, dicendo, che moriua volentieri, e che lo stesso facesse luj. Come si uede in questa figura numero. VII. 

Il Frangepani pregò li Signori. Commissarij di nuovo, che gli fosse perdonato il taglio della mano gli risposero, che se bene non havessero alcuna risposta, tuttauia resta rebbero consolati di una benignissima risolutione, mà non potergli promettere, nè negare niente, mentre la sentenza intimatagli, era immutabile.  Ciò fecero à solo fine, acciòche non entrassero in alcuna speranza della vito.  Consultarono poi li Signori Commissarij col Signori Giudice della Città, e conclusero, che subito Letta la sentenza, se il condannato, domandasse al Giudicio della Città la gratia, eslo Signor Giudice inviasse due Assessori alli Signori Commissarij per domandarla, e con tal occasione la mandassero in scritto, tutto questo era già in ordine. 

Il di 30. d'Aprile, si ridusse tutta la Cittadinanza armata con 4. stendardi nella Piazza, alle sei hore sentirono li condannati l'ultima messa, ogni uno in luogo separato e restarano nella loro divotione sin alle 8. hore, e poi desiderorono li Signori Commissarij di nuovo, quali vi si portarono, e trovarono esser già tutt'in ordine, massime il panno negro disteso sopra il Palco, e li duoi Tronchi, emanare per li tagli delle mani. Nell'andare li Signori Commissarij all'essecutione, furono serviti dal Sig. Burgermastro, e Sig. Giudice della Città, con tutto l'Interiore, & Esteriore Magistrato, con li Cancellisti dà Vienna, & altre circa cento persone, dimostrando per questa Comitiva il debito rispetto à S. M. C. come si uede dalla figura, Numero, Vill. 

Doppo l'arrivo delli Signori Commissarij: nell'Arsenale, furono avvisati, che il Zrin un poco prima fosse cascato d'appoplesia, mà doppo che fu onto con un poco di balsamo, e d'Alckermes,respirò; La causa procedette dalla paura naturale della morte e per non haver egli mangiato, nè beuuta alcuna cosa in questi trè giorni, perche voleva morire cosi digiuno. Li Signori Commissarij entrorono in Camera, Zrin li ringrazio dell'incommodo, che presero per lui, e si licenziò dà Sua Maest. Cef. e dimostro grandissimo pentimento delle sue commesse infedeltà, & diede al Signor d'Abele, una lettera con la soprascritta in lingua Tedesca, e di dentro in Croata, pregandolo, che la facesse haver à sua Moglie à Graz arrestata, & era del seguente tenore.

Mio Cuore, non ti sturbar, nè alterar sopra questamia Lettera, mentre per la divina dispositione domani mi taglieranno la Testa & anche al tuo fratello, hoggi habbiamo preso congedo frà di noi, e perciò prendo da té un eterno addio, pregandoti se jo t'hò offéso ( che sò bene) à perdonarmi. Io lodato dio, son ben disposto alla morte, non ho paura alcuna, spero nel Signore Dio, che mi misse in questo Mondo che haverà misericordia di me, & io lo pregaro (venendo domani da lui, come spero) che si ritroviamo avanti il Trono della sua insinita gloria, altro non possò scrivere del figlio, nè meno far alcuna dispositione, circa la nostra povertà, rassegnai tutto nel Divino volere, non ti constritare poiche cosi deue essere. Neustat l’ultimo giorno avanti la mia morte, alli 29. Aprile 1671. alle 7. di fera. Dio ti guardi e benedichi insieme con la figlia Aurora Veronica

Conte Pietro di Zrin
Titolo di Fuori 

Alla Carissima mia Conforte, bora Vedona,
Signora Anna Cattarina Contessa di Zrin. 

E perche non s'usa, che nissun Signorce Persona Provinciale d'Austria Inferiore (fe nella vicinanza, o nella Provincia) venga condotto all essecutione, se prima non sia privo delli Privileggi Provinziali, Il Maresciallo della Provincia Signor Ferdinando Massimiliano Conte di Sprinzenstein, & il Giudicio Criminale, fece la medesima funtione al Zrin, come al Nadasdy, spedirono alli 29. di Aprile Giorgio Achazo Dornhoser, con un decreto, à Neustat, quales' insinuò subito alli Signori Commissiarij, desiderando l’istessa sera di leggere il detto decreto al Zrin mà non lo concessero li Signori Commissarij, perche il Zrin, si troava in una nuova ansietà di morte, & afflittione, non dovendosi maggiormente affliggere l'afflitto, fù dunque disse rita quella funtione sin alli 30. d. Aparile mattina, allhora il Signor d'Abele disse al Zrin: Perche non s'ufa che si giustitij una persona provinciale se prima non sia privata dalli Privileggi provinciali, onde il Signor Maresciallo, e L'Eccelso Giudicio Criminale, lo vuole esseguir ancor in lui, & à questo fine un Officiale fù spedito qui con un espresso decreto quale sentirà à leggere, doppo letto & sentito l'tenore d'esser scancellato con il figlio della nobiltà Provinciale disse stà bene, purche non resti privo Mio figlio delle immunità provinciali mentr' egli è innocentissimo, replicò il Signor d'Abele, che nelli sommiglianti attroci delitti di Lesa Maestà, Ribellione, e perduellione, richiedono le leggi, che li Castighi, e simili privationi d'honori comprendono ancora li Figli, sia no nocenti, ò innocenti, conforme dice S. Girolamo 31. Patres comederunt vuam acerbam, dentes filiorum obftupuerunt Li Padri hanno mangiato dell'vua agreste, e li denti degli figli stupirono, che non importa niente nè à lui, ne al suo figlio questa privatione, essendo salamente, una folennità esteriore, anzi che se il suo figlio si portarà bene, e restarà fedele, non vi è dubio alcuno, che Sua Maestà procurerà, che gli sia restituito ogni privileggio Provinciale. Lesse poi l'Officiale il decreto seguente.

Per mandato dell'Eccelso Giudicio Criminale dell'Austria Inferiore vien commesso al Giorgio Achazzo Dornhoser essecutore del Tribunale del Maresciallo che Pietro Zrin, come Reo del delitto di Lesa Maestà, e di perduellione, con suo figlio sia escluso del Colleggio delle persone Provinciali. Però in conformità di questo ordine esso Avvocato avvisi il predetto Conte de Zrin in uoce, egli prelegga questa esclusione, relationando il seguito. Vienna nella Casa Provinciale alli 29.d'Aprile 1671.  All'hora li Signori Commissarij presero l'ultimo Addio dal Zrin, quale di nuovo raccommando loro il suo figlio con ogni efficaccia Magiore.

Passarono poi al Frangepani, che di nuovo prese Licenza da loro, ricercando la seconda volta il Signor d'Abele, se poteva morire sopra la sicurezza che Sua Maestà gl'habbi perdonato li suoi gravi dellitti rispose di si, che poteva morire sicuramente, anzi subito ch' hebbe notitia de suoi errori gli havesse perdonato nel suo benignissimo animo, mà che era costreto di venire à questo Castigo per il ben publico replicò egli, o con quanta contentezza io moro. Sentito questo ristoro, domandò, se non fosse venuta la risposta sopra la gratia della mano? disse il Signor d'Abele promettendo, che sebene non fosse ancora venuta, essi non voglino passare all'essecutione, se prima non l'havessero ricevuta sia buona, ò cattiva.  Onde l'assicurava, che non morirà se prima non capitaffe la risposta. Quindi esclamò Frangepani: ò con quanta facilità & allegrezza io morirei, e daria la testa, se potessi conservare la mano appresso il Corpo. Il Signor d'Abele lo consolò, che Sua Maestà per l'innata sua clemenza già farà per concedergliela. Finito questo, e molt'altri discorsi (essendo già vicine le nove) li Signori Commissarij si licenziarono ancora dàlui dandogli l'ultimo Addio, esso abbracciò il Signor d'Abele, e gli bacciò la mano.

Li Signori Commissarij si misero à sedere nel primo Cortile dell'Arsenale sopra un banco coperto di belle Tapezzarie. Alli quali il Signor Giudice della Città mandò due Assessori per intendere i loro comandi. A questi dissero, essere hora per l'essecutione del Zrin. Li sudetti Assessori, che erano il Signor Michel Marckl, & il Signor Gio: Christoforo Gerubel, avvisarono di cio il Zrin, quale poi fù condotto al luogo del supplizio cioe nel prefato primo Cortile dell'Arsenale. nell'ordine seguente: 1. caminavas no li due Assessori del Giudicio della Città. 2. Alquanti Moschetieri. 3.il Zrino. 4-il Confessore con suo Compagno. 5 il Signor. Capitano dell Honore con una Compagnia. E doppo fatto dal Signor Giudice della Città un breu sermone, il scrivano del Giudicio criminale Massi miliano Hann gli prelesse la sentenza seguente.

Sopra il negozio dell'Inquisitione, e del Processo Criminale concluso, terminato, collacionato, eventilato d'ordine preciso di SUA Maestà CESAREA. Contro il suo Hereditario Vassallo Pietro Zrin in punto di ribellione, è perduellione.

Havendo il prefato Zrin in alcuni, e diversi esami tenuti piaceuolmente con la sua persona spontaneamente confessato, e benche prodotto i proprij documenti in scritto superò convinto sufficientemente da autentici Testimonij nell'inqvisitione fattasi contro di lui, e rimostratosi chiaramente, qualmente scordatosi del suo debito, e giuramento prestato à S. Maest. Cesarea, e mo mostrando un' evidente ingratitudine verso la medema, degli honori grandi, e cospicui, dignità, & cariche riceuute dalla Maestà Sua, e dà suoi Augustissimi Antecessori, & altre Cesaree, e Reggie gratie fattegli dal suo Natural Principe, hà per mera, & impermessibile ambitione, affettata, e prohibita prefuntione, e dannabile temerità com messo il delitto di Lesa Maestà, e di fellonia più diffusamente espresso nelli seguenti capitoli.

Cioè, havendosi egli primieramente messo con altri suoi seguaci, in una certa, e prohibita intelligenza dirretta immediatamente in danno e pregiuditio contro il naturale, e legitimo Rè, e Principe Terrestre della Sacra Cesarea e Real Maestà nostro Clemendissimo Signoree doppo haver ottenuto il Cesareo perdono, proruppe nuovamente in abomineuoli, e proibite machinationi e Trame per effettuare il disegno della ribellione con haver spedito certe persone suori del Regno e procurato d'effettuare in tutti modi possibili la sua pessima intentione. Oltre ciò s' oppose à Ciakaturno alla Cesarea soldatesca contro di lui comandata, havendo fatto condurre sopra li bastioni, e balovardi Cannoni, e commesso, fussero tenute particolari guardie contro li Christiani Alemanni. Diqueste operationi ne diede espressamente parte all'Ungaria Superiore rendendole orgogliosamente grandi, e per esseguire questo suo ingrato ardire, viallettò molt'altri ancora, parimente dicchiarò dirretore il Francesco Frangepani, doppo di havergli consentimenti d'allegrezza manifestato tutte le sue detestabili machinationi, e trame, e le speditioni fatte a tal fine ele speranze dategli del feli'ce esito per ingrandire con quest'oggetto la sua persona, e la sua famiglia deliberò, & era in attuale procinto, di attacar poi crudelmente li Regni, e Stati hereditarij di Sua Maestà Cesarea, e sottometerli ad una straniera potenza, à qual fine spedí egli in alcuni luoghi, especialmente in Turchia, implorando soccorso di gente, e di denaro.  Chiesto anche à un Officiale di Sua Maestà avito, e poi lo tirò al suo partito.  S'industriò quindi sotto specie di varij, e falfi pretesti di ridurre la fortezza di Copprainiz dalla divotione di S. M. C. al suo potere. Di più fù da lui spedito uno, con sue lettere alla commissione tenutafi nel Mese di Manzo 1670 à Neusoll dirrette ad àlcuni Magnati, efortandoli di non accordarsi.  A questi rivelò anche chiaramente il suo empio pensiero, l'instigò con tutta essicacia à prender l'armi, e feppe commouerli ad una insurrettione contro Sua Maestà Cesarea, che presero li prefatti suoi Complici efsettivamente l'armi contro S. M. esercitarono diverse hostilità, e fecero sparger molto, e copioso sangue inocente,e procurò anche esso Zrin instantemente, di tirar alla sua confederatione li Valacchi, & il loro putativo Vescovo, per congiòngerfi seco. Et oltre ciò mandato una certa persona in un certo luogo con una infamatissima instruttione contro l'istessa persona di Sua Maestà Cesarea L'Augustissima Casa, e contro il suo glorioso governo, Commise parimente diversi altri detestabili delitti compresi più distintamente negli atti, dequali parte per le sue Lettere, parte per la sua propria confessione, & altre provationi, e documenti, che si trovano appresso li sudetti atti, è rimasto convinto. Perciò confessò egli più uolte, di non poter (non ostante la difesa concessagli) giustificare con fondamenti sufficienti questi suoi gravi delitti.

Et essendo che il prefato Zrin non s' hà potuto, ne tampoco voluto, purgare di queste sue infami colpe, e del delitto di Lesa Maestà, e di perduellione più volte commesso, non ostante la difesa concessagli per mera clemenza di Sua Maestà di poter purgarsi dal Processo, qual ridotto hormai alla conclusione, e collazionato ordinatamente, rimase cosi dal Giudicio delegato dà Sua Maestà à ciò deputato, conosciuta, e decisa la sentenza, e poscia da Sua Maestà Cesarea per non interrompere il corso della giustitia risoluto, e decretato.

Cioè che il Pietro Zrin sia cadutto con l'honore uis ta, e benni nelle pene, e castigo di S. M. C. perciò debba egli esser privato di tutti li honori, prerogative, e dignità, confiscati li di lui benni la sua memoria eliminata dal Mondo, e finalmente consegnata la sua Persona al Carnefice, quale gli dourà nel Luogo precio, dove si conviene, trancar la mano destra, & insieme separargli la testa dal bu sto, e cosicondurlo dalla vito alla morte. E ciò sia al Zrin, per un ben meritato Castigo, ad'altri suoi pari d'horrore, & abomincuole effempio. Publicato in Neustatt alli 30. Aprile 1671.

Nel sentire questa sentenza orava incessantemente còl Crocifisso nella mano, Finita che era questa lettione il Sig. Giudice della Città ruppe la bacchetta, le la giettò dal Corridore nel Cortile, all'hora il Zrin dimandò, se non vi fosse alcuna gratia? rispose il Signor Giudice della Città di voler far interrogarli Signori Commissarij, il che fatto da Michel Stocher Scrivano dell Città, alquale il Signor d Abele diede la seguente gratia in scritto nel seguente Tenore.

Sua Maestà Cesarea ha per mera clemenza limitata la prefatta sentenza che solamente gli sia troncata la testa, all incontro il taglio della mano condonato. Laxemburg li 29. Aprile 1671.


Inteso ch' hebbe il Zrin questa gratia prelettagli dal sudetto scrivano, s' inchino & intanto essendo stato ferrata la Porta seconda, del Cortile secondo, fu condotto sopra un palco coperto di paño negro lungo di feipassi, é quattrolarghi, & orò continuamente conforme orava il Confessore, e questo fivede tutto dalla figura num. IX. & intanto li Signori Commissarij, e tutto il Giudicio della Città andarono nel secondo Cortile à vedere la decollatione.

Arrivato che era il Zrin al sudetto luogo per l'essecutione preparato, lui stesso tiro via la sopra gabana, e la diede al suo Paggio Tarrodi, & apri la sera avanti, per la decollatione ben aggiustata, e circa il collo, ben tagliata gabanina, egli fece bendar gli occhi co un fascioletto broccato d'oro dal suo Paggio, e mise sù insieme li capelli, e senza dir più alcuna parola, si mise in ginocchi, e nel proferire le parole: O Domine in manus tuas commendo spiritum meum. Hebbe il taglio dal Carnefice in punto delle nove hore, il qual taglio non essendo riuscito al Carnefice come   doveva gli diede un altro, col quale sostenne la piena decollatione.

Quattro persone honeste à cio destinate misero à a parte il busto, e la testa, e coprirono il sangue quale in grandissima copia sopra il panno ful palco disteso, correua dal principio del medemo sin alle gradine, per le quali esso Zrin montò lù: come si uede dalla figura Num. X

Finical quest'essecutione il Padre Guardino efortò licircostanti ad una oratione per l'anima del morto, il che essegui ogn' uno conmolta divotione, e li Signori Comifarij, & il Giudicio della Città tornarono alli loro primi posti nel primo Cortile.

Condussero poi il Frangepani nel medessimo ordine, funtione come il Zrin, ciò con preleggergli la sentenza, rompere la bacchetta, partecipare la gratia per la mano. & altro, La sua sentenza è del tenore seguente.


Sopra il negozio del Inqvisitione, e del Processo Criminale concluso, terminato, collationato, e uentilato d'ordine preciso di Sua Maestà Cesarea contro il suo Hereditario Vassallo Francesco Christoforo Frangepani in punto di Ribellione, e Perduellione

Havendo il Prefato Frangepani in alcuni, e diversi e sami tenuti piaceuolmente con la sua persona spontaneamente confestato, e benche prodotto i proprij documenti in scritto, fù però convinto sufficientemente d'auttentici testimonij nell'inqvisitione fattasi contro di lui, e rimostrato chiaramente, qualmente egli scordatosi del suo debito, e giuramento prestato à S. M. C. e mostrando una evidente ingratitudine verso la medema degli honori grandi, e cospicui, dignità, & ufficij riceuuti dalla Maestà Sua, e da suoi Augustissimi Antecessori, & altre gratie Cesaree, e Regie fattegli dal suo Natural Principe, hà per mera, & impermessibile ambitione, affettata, e proibita prefuntione, e danabile temerità commesso il delitto di Lesa Maestà, e di fellonia più diffusamente espressa nelli seguenti capitoli.

Primieramente per haver egli tacciuta la cognitione tempestivamente havuta dell'abomineuole & horrenda macchinatione di ribellione premeditata de Pietro Zrin col Turco, & altri, e di più per haversi Obligato di non voler rivellar il secreto & accettato la plenipotenza d'esso Zrin, ad oggetto d'esser dirrettore d'questa ribellione. 2. per haver scritto una dannabile; e maledetta lettera sotto data di 9 Marzo 1670 da Navigrad al Capitan Tschollniz nella quale disprezzava l'armi Cesaree, e la Natione Alemanna dimostrava la sua cattiva intenzione contro il suo Clementissimo Signore, cercando con ogni fervore d'effettuare le Tramedel Zrin, 3. per haver tentato di persuadere publicamente la Città di Zagabria, li Ecclesiastici non meno che li secolari, e li fudditi della Crouatia, ad accostarsi, & acconsentire alli disegni del Zrin, e per haver posto un presidio di 200 soldati nella prefata Città per impadronirfene 4. per haver preso la Provianda di S. M. C. che su’l fiume Sava si conducevano per bisogno delli Confiniarij di Petrinia 5. per haver mandato in Turchia persone à chieder soccorsi prohibiti. 6. per haver tentato, e sollecitamente procurato di suiare e disuadere li Valacchi, & il loro putatiuo Vescouo dalla divotione di Sua Maestà ad aderire al Zrin. 7. per haver egli insieme con altri formata e poi da lui in Italiano tradota una maliziosissima instruzione piena di calunnie, infamie, e scandali contro l'istes. la persona di Sua Maestà Cesarea suo governo, e suoi Ministri, & inviata per una certa persona in un certo luogo, e commesso attualmente anche in più varij modi enormi, & infami delitti, degni di gran castigo.

Essendo, che il prefato Frangepani non s' ha potuto, ne tampoco voluto purgarsi da queste sue infami colpe, del delitto di Lesa Maestà, e di perduellione, più volte commesso, non ostante la difesa concessagli per pura gratia e clemenza di S. M. accio potesse purgarsi dal Processo, quale ridotto hormai alla conclusione, e collazionato ordinatamente, rimase cosi dal giudicio delegato accio deputato,conosciuta, e decisa la sentenza, eposcia, per non interrompere il corso della giustitia dà Sua Maesta Cesarea risoluto, e decretato.

Cioè che il prefatto Frangepani sia caduto con l'honore, vita, e beni nelle pene, e castigo di S. M. C. perciò debba egli esserprivato di tutti li honori, prerogative, e dignità, confiscati li di lui beni, la sua memoria eliminata dal modo, e finalmente consegnata la sua persona al Carnefice, qual gli doura nel luogo preciso, dovesi conviene, troncare la Mano destra, & insieme separargli la Testa dal busto. E ciò sia al Frangepani per un ben meritato castigo, ad altri suoi pari d'horrore, & abomineuole essempio. Publicato in Neustatt alli 30. d'Aprile 1671.

Nel sentire questa sentenza, esso Frangepani orava con occhi bassi in voce assai alta, e baciò il Crocifisso più volte. Finita la quale, domandò altamente non vi è dunque speranza d'alcuna gratia? doppo questo sospiro, li Signori Commissarij mandorono la gratia del medesimo, eletta dall'istesso che prelesse al Zrin. nell'istesso tenore.

Sua Maestà Cesaera hà per mera sua clemenza limitata la prefata sentenza, che solamente gli sia troncata la te sta, all'incontro il taglio della mano condonato. Laxemburg alli 29. Aprile 1671. 

Sentita c'hebbe questa gratia, disse ad alta voce. Ringrazio humilissimamente Sua Maestà Cesarea per questa Clementissima da me non meritata gratia. Fù poi aperta la Porta del secondo Cortile, e condotto fu’l palco, dove con il Crocifisso nella mano orò in latino ad àlta voce più d'un quarto, e mezzo d'hora in questo senso: O Dio perdonatemi tutti, anzi tuttti li miei peccati, O Dio sapete, che io meritava una morte più tormentosa per li miei gravi delitti, mà uoi, per la Pietà del mio Clemendissimo Imperadore, e Rè, l'havete convertita in una leggiera, perciò vi resti l'eterna gloria, lode, & honore. O Dio vi prego per la vostra Amarissima Passione, e morte, perdonatemi, se forsi per la mia ignoranza, ò contra la mia cosienza tacqui ò non rivellai qualche cosa nelli miei esami, costituti, e risponsorie in scritto ò à boca, di modo che l'mio Clementissimo Imperatore ne havesse disgusto, non ascrivetelo alla mia volontà, ò proposito, ma all'oblio, e debolezza della mia labile memoria. Vi supplico ò Dio Misericordioso, assistitemi con il vostro divino aiuto in questa mia ultima hora, & in questa ansietà del mio Cuore, perdonatemi tutti li miei peccati, fatte la mia povera anima degna della gloria celeste. Finita questa, emolte altre divote, e generose orationi, diede similmente la sua sopra gabana al suo Paggio Bernardino, e lui stesso sbottonò la sotto gabanina aggiustata per la decollatione la sera avanti: come quella del Zrin, e dall'istesso Paggio, si fece metter fù li Capelli, e bendar gl'occhi,con un fascioletto,mà riflettendosi, subito lo leuò dalli occhi, prese di nuovo il Crocifisso nella mano, si voltò verso il popolo dicendo in latino di questo senso: O Voi che fete presenti, evedete questa miseria in me, specchiateui, e prendete un essempio dime, amate Dio, e fiate fedeli, edivoti alla Maest. Cesar. fuggite, & asteneteui dalla dannabile ambitione, quale mi riduffe in questa miaestrema rovina, Addio dite un divoto Requiem per me, vado alla morte, & io restarò vostro Intecessore appresso Dio, Addio. Addio.

Fece poi bendar di nuovo gli occhi, si mise in ginocchi invocando continuamente JESUS MARIA, hebbe il taglio dal Carnefice, quale fù più in felice che quello del Zrin, mentre gli toccò la spalla destra in modo, che cascò con la testa à terra, mà si rivoltò, & alzò la testà, e voleva levarsi in piedi, e nel levarsi esclamò JESUS, hebbe il secondo taglio, per il quale la testa resto separata dal busto.  Come si nededalla figura numero XI. Il Popolo s' alterò grandemente sopra questi duoi falli del Carnefice, peril che fu subito messo in arresto, formandosi Processo contro di lui.

Tutti duoi Cadaveri furono mostrati al popolo per qualche poco tempo, e poi posti in due Casse per loro preparate, & ogn'uno fù portato dà 8. persone nel Cimiterio della Chiefa Cathedrale, e furono accompagnati dal Capitano Baron dall'Honore con tutta la sua Compagnia per Magior sicurrezza, del gran popolo concorso. Qui si consignorono alli Signori, Michel Agricola Officiale, Giacomo Bürgister Mastro di Coro, Christoforo Günzinger, Adamo Pogner, Gio: Henrico Bürgisser, Andrea Giacomo, e Gio: Egger, tutti Chierici Beneficiati quali li riceverono con due cere ardenti li benedirono, e li sottororono ambi due in un istesso loco come mostra la figura Numero. XII.

Fù poi aperta la Città, & il Signor d'Abele si portò subito per le Poste à Laxemburgo, e vi arrivo in punto delle 12. hore, e fece una distinta relatione di quanto è seguito, alla Maestà Cesarea, la quale per l'innata somma sua clemenza, fece dire 6000, messe per questi trè defonti.

Li Assessori del prefato Giudice della Città furono li Signori seguenti, cio è Michel Markl, Martino Beer, Felice Trimel, Tomaso Solinger, Benedetto Mayr, Gotfrido Tauscha, Massimiliano Han, Fian Thuan, Adamo Seydel, Gio: Christoforo Gerubel, Gio: Gasparo Rüs, Martino Unruhe, Antonio Kläffel, Magno Swinghamer, Gio: Filippo Reinisch, Gio:Pichler, Gio: Lodovico Keüch, Wolfgango Giacomo Feyrabent, Gio: Christofo Morlin, Georgo Wagenhoser, Elia Sperger, & Giorgio Löffer.

E questo è il fine delli tre Capi Feloni, li quali per l'ammonitione à tutt'il Mondo lasciarono indelebile racordanta: Discite iustitiam moniti, & non temnere Reges: Voi, che fete ammoniti, imparate la giustia, e non sprezzate li Rè. Vienna alli 20. di Maggio 1671.

IL FINE.

Comments

Popular posts from this blog

La Conjuration des Magnats Hongrois (1664-1671)

German pamphlet from 1663 about Novi Zrin

Hrvati i Hrvatska ime Hrvat